sabato 1 Agosto 2026 La rivista italiana sul lifestyle Kink & BDSM 🔒 Area riservata

Swinger Vs BDSM Parte 3

Maestroottanta · 31 Luglio 2026 · 11 min di lettura · 0 commenti ·

Premessa

Ciao amici, e bentornati.

Nella seconda parte vi ho raccontato come è cambiato il BDSM in vent’anni: da regno delle coppie monogame col collare a un ambiente pieno di singoli, switch e promiscuità. E vi ho fatto notare la cosa più divertente di tutte — che quelli che dicono “che schifo gli swinger” sono spesso gli stessi che a fine serata si chiudono nei camerini in quattro.

Ora tocca all’altra metà della storia. Perché mentre il BDSM si apriva, il mondo swinger stava facendo tutt’altro percorso.

E vi anticipo che non è una bella storia.

Come è cambiato lo swinger

Se nel BDSM il cambiamento è stato soprattutto una crescita, nel mondo swinger è successo qualcosa di diverso. Qualcosa che, ve lo dico subito, per certi aspetti secondo me ne sta decretando la morte.

Il mondo swinger, per come lo vedo io, si divide in due grandi filoni: le feste private e i club privé.

Partiamo da questi ultimi, perché l’analisi è un po’ più semplice — anche se il mio punto di vista, su questo, potrebbe risultare controverso.

I club privé: com’erano

I primi club privé nascono negli anni Novanta. In Italia come in Costa Azzurra, per restare vicini a noi.

Ed erano club molto esclusivi. Per sole coppie — soprattutto quelli della Costa Azzurra; in Italia si apriva anche a qualche singolo, ma con un livello di selezione altissimo.

Vi do un dato concreto, che vale più di mille discorsi. Quando ci andai la prima volta, nel 1999, volevano giacca, cravatta e completo. Si entrava vestiti in modo estremamente elegante. C’era una selezione vera: sul vestiario, sui regolamenti, su tutto.

Erano, a tutti gli effetti, circoli chiusi. E nei circoli chiusi la selezione non è un vezzo: è la struttura portante.

E cos’è successo dopo

Poi è diventato mainstream, come direbbe qualcuno. C’è stata anche lì una specie di sdoganamento.

I club hanno cominciato ad aprire a persone di ogni genere. Hanno allentato le maglie della selezione — sul vestiario per primo, ma non solo.

E soprattutto è arrivata quella deriva che ho già chiamato, nella prima parte, singolocentrica.

La rovina: i singoli che portavano i soldi

E qui arrivo al punto controverso.

A mio avviso la rovina dei club sono stati i singoli. O meglio: i soldi che i singoli portavano.

Nel momento in cui la richiesta di mercato da parte dei singoli è diventata enorme — singoli disposti a pagare cifre importanti pur di entrare — alcuni club hanno cominciato a organizzarsi di conseguenza. Sono diventati, passatemi il termine, fallocentrici: costruiti attorno al singolo che pagava.

E attenzione, perché voglio essere chiaro su una cosa: non è successo per questioni patriarcali, o per chissà quale deriva culturale, come direbbe qualcuno. È successo per ragioni prettamente di mercato.

C’erano singoli disposti a pagare. E c’erano anche coppie disposte a giocare con quei singoli, che in cambio di lauti rimborsi spese si rendevano molto disponibili. Il risultato è stato uno sbilanciamento progressivo verso i singoli.

Non in tutti i club, sia chiaro — non voglio fare di tutta l’erba un fascio, l’ho detto anche nella prima parte. Ma in parecchi sì.

I gangbang, ovvero il cancro dei locali

Poi, intorno agli anni Duemila — diciamo il 2005, il 2006, il 2007 — è stato un fiorire di gangbang. Era diventato quasi una moda: gangbang il giovedì, il venerdì, la domenica. Un continuo.

Ecco, quelli secondo me sono stati un cancro per il mondo swinger.

Perché? Il meccanismo è semplice e ve lo spiego senza girarci intorno. I locali con i singoli facevano tanti soldi. Ma per accaparrarseli, e soprattutto per tenerne in quantità, dovevano accontentarli. E quindi trovavano persone disposte ad accontentarli.

So che qualcuno storcerà il naso. Ma questa è la verità, e far finta di niente non serve a nessuno.

Tutto questo ha fatto sì che i singoli diventassero sempre più pretenziosi.

Un ambiente che ti tratta come un cliente prima o poi ti convince di essere il padrone.

Il sabato unica eccezione

Va detto però che almeno nei primi anni i club stavano attenti. Perché il sabato sera lo tenevano per le coppie.

Era un equilibrio preciso: i singoli andavano il giovedì, il venerdì, la domenica. Il sabato era per lo più coppie, con al massimo qualche singolo selezionato e affidabile.

Poi, col passare del tempo, si è fuso tutto. E l’equilibrio è saltato ancora.

Cos’è successo di conseguenza? È successo che tantissime coppie hanno cominciato a lamentarsi del comportamento maleducato, pretenzioso e molto spesso apertamente molesto dei singoli.

E però la colpa non è solo dei club

Ora, sarebbe comodo fermarsi qui e dare la colpa ai gestori. Ma non sarebbe onesto, e io ho promesso di dire le cose come stanno.

Perché ormai alcuni club avevano orientato tutto il loro sistema sui singoli — che per loro erano la base economica — e guarda caso anche le coppie ci guadagnavano.

In certi club, specialmente nella capitale, la coppia aveva tutti i vantaggi: bastava presentarsi. Non pagavi l’ingresso. Non pagavi niente. Perché a pagare, e parecchio, erano i singoli.

Ma capite bene come funziona:

Se tu non paghi, qualcuno paga al posto tuo. E se qualcuno paga al posto tuo, quel qualcuno prima o poi avrà delle pretese su di te.

Ecco perché dico che la responsabilità è doppia. È stata colpa dei club, va bene. Ma è stata anche colpa di chi quel compromesso l’ha accettato.

Perché poi cosa succedeva davvero? Che molte coppie andavano, si chiudevano in camera per conto loro, e sfruttavano a costo zero un sistema fallocentrico che avevano contribuito a tenere in piedi. Perché alla fine, un posto gratuito per incontrare altre coppie, valeva la pena in cambio di smarcarsi da qualche singolo molesto.

Ha fatto comodo a tutti. Per un po’.

Finché per molte coppie non è diventato semplicemente insopportabile o come è capitato a me e mia lei, non accettavano determinati compromessi.

Il conto: i club sono invecchiati

Tutto questo ha prodotto un effetto che oggi è sotto gli occhi di chiunque frequenti. Una grossa fetta dei club — e in modo evidentissimo dal COVID in poi — è frequentata ormai da coppie di età decisamente alta. Dai quarantacinque, cinquant’anni in su.

E le coppie giovani? Le coppie giovani sono scappate.

Perché per mentalità non sopportano i singoli fastidiosi e spesso molesti. E qui c’è un dettaglio che va detto: quei singoli oggi hanno spesso quarantacinque, cinquanta, sessant’anni. Per un motivo molto semplice — sono quelli che possono permettersi di pagare il biglietto d’ingresso.

E quindi succede che signori di sessant’anni vadano ad allungare le mani su coppie giovani, dove lei ne ha ventitré, ventiquattro, venticinque.

Capite bene che il gap d’età, sommato a un modo di fare molesto o comunque inopportuno, crea un ambiente che una coppia giovane non vuole. Il risultato è che la stragrande maggioranza delle coppie giovani ha smesso di andarci e va alle feste private.

I club non hanno perso i giovani perché i giovani sono cambiati. Li hanno persi perché hanno smesso di fare selezione e perché tollerano l’intollerabile.

E allora sono fiorite le feste private

Ed è per questo che dal COVID in poi — anche per via di una serie di difficoltà economiche che il COVID ha peggiorato — è fiorita una quantità infinita di feste private.

Il modello è ribaltato: alla festa privata la coppia paga molto di più, ma il singolo o non c’è, o è numericamente bilanciato, o è ben selezionato.

Avete letto bene. Si paga di più per avere quello che nei club degli anni Novanta era compreso nel prezzo: la selezione.

Ed è così che oggi il mondo swinger è spaccato in due tronconi che quasi non si parlano: la festa privata da una parte, la festa al club dall’altra. Due economie, due pubblici, due età medie, due modi opposti di gestire chi si comporta male.

E qui torniamo esattamente a quello che vi dicevo nel primo articolo: il BDSMer che si affaccia al mondo swinger continua a trovarsi male. Ma non perché lo swinger sia quello che lui crede. Perché ci arriva passando dal club — cioè dal troncone sbagliato, quello che non è gradito nemmeno agli swinger stessi.

Il nemico è lo stesso

E adesso che vi ho raccontato entrambe le storie, posso dirvi la cosa a cui volevo arrivare fin dall’inizio.

Vi ricordate il singolo pretenzioso della Parte 1? Quello che paga cifre importanti, quindi pretende, e viene tollerato perché tiene in piedi l’economia del locale? Ecco: quel personaggio non sopravvive ovunque allo stesso modo. Sopravvive dove la sua unica credenziale è il portafoglio. Muore dove la credenziale è la reputazione.

E badate bene, non è un problema swinger. Nel BDSM ha il suo gemello identico, solo vestito meglio: il finto Dom che scambia il ruolo per un lasciapassare, il feticista che si lancia su qualsiasi piede incontri senza chiedere permesso, quello che confonde l’autorità con l’impunità, quello che ha imparato il lessico giusto per non farsi cacciare. E prospera esattamente negli stessi posti: dove nessuno risponde di nessuno.

Stesso animale. Diverso pelo. Habitat molto simile.

Il molestatore non ha bandiera. Sta di casa ovunque lo si lasci entrare.

Perché il molestatore, da solo, è un tizio. Diventa un sistema quando qualcuno lo tollera: il gestore che non lo caccia perché paga, il gruppo che fa spallucce perché “è fatto così”, l’amico che ti dice di lasciar perdere. È la tolleranza il nemico comune dei due mondi. Non il singolo stronzo.

Per onestà va detto, che anche se in forma molto minore, ci sono anche donne abbastanza moleste, specialmente alcune lei di coppia che si sentono intoccabili e alcune sedicenti Mistress che pensano che possono fare il cazzo che vogliono.

Non è il molestatore a rovinare un ambiente. È chi gli tiene aperta la porta.

E allora quella frase con cui ho chiuso la Parte 1 — la differenza non sta nel mondo che frequenti, ma nei luoghi che frequenti — oggi la posso dire ancora meglio: la differenza sta in chi risponde di te quando entri.

La fusione non è una previsione: sta già succedendo

Arrivo alla fine, e vi dico dove secondo me sta andando tutto questo.

Sgombero subito il campo da un equivoco: non lo leggo né in chiave negativa né in chiave positiva. Non è un imbarbarimento e non è un progresso. È un’evoluzione del sistema — ed è già reale, che ci piaccia o no.

Perché la contaminazione è in corso, e in tutte e due le direzioni.

Mi è capitato più volte che nelle feste private swinger venissero introdotte pratiche BDSM vere e proprie, e persino esibizioni. Ve lo dico in prima persona, senza fare il modesto: io stesso ho fatto diverse performance a eventi swinger — di fireplay, di corde — perché mi era stato espressamente richiesto.

Fino a qualche anno fa una cosa del genere non succedeva. Non era proprio nell’orizzonte delle possibilità. Oggi moltissime feste swinger cominciano ad avere il loro angolo kinky.

E il movimento è reciproco. Gli swinger si affacciano al mondo kinky, soprattutto i giovani. E il mondo kinky introduce una grossa fetta di situazioni di tipo swinger nelle proprie serate.

Basta guardarsi intorno: l’età media si è abbassata parecchio, e i ragazzi oggi frequentano tendenzialmente i kinky party — dove spesso, se non fanno BDSM, ci vanno semplicemente per fare sesso. Sesso con un po’ di giochi. Sesso un po’ più strano di quello normale. Ma alla fine del tutto, è pur sempre sesso.

Non è il BDSM che si sta imbastardendo. È il kinky che si sta mangiando tutti e due.

Quindi quello che mi aspetto, da qui a qualche anno, è una crescita continua del kinky a scapito sia dello swinger classico sia del vecchio SM puro. Non spariranno: diventeranno eventi di nicchia. Roba per chi quella cosa lì la vuole pura.

Conclusione

Vent’anni fa avrei scritto un articolo su swinger contro BDSM. Oggi non ha più senso, e per un motivo semplice: i due mondi si sono mossi l’uno verso l’altro mentre continuavano a insultarsi.

Il BDSM ha smesso di essere il regno delle coppie monogame col collare e si è riempito di singoli, switch, promiscuità. Lo swinger si è spaccato tra chi seleziona e chi fa cassetto, e ha perso una generazione per strada. E in mezzo — nel cuckolding, nello scambio di potere che nessuno chiama così, nel Master con due sub che assomiglia tanto a un trio — il confine ha smesso da un pezzo di essere tracciabile.

Resta una differenza vera, e non è quella che tutti raccontano. Non è il consenso, non è la perversione, non è chi scopa e chi mena. È quando si contratta, quanto si contratta, e con che parole si chiama quello che si sta facendo.

E resta un nemico, che è lo stesso per tutti e due. Se ne sta al bar a versarsi da bere mentre noi litighiamo su chi è più depravato.

Smettiamola. Teniamoci stretti i luoghi seri e le persone che ci mettono la faccia, e cacciamo a calci — di qua e di là, con la stessa identica intransigenza — lo stesso identico molestatore.

E la prossima volta che qualcuno vi chiede “ma voi non eravate quelli che non fanno sesso?”, ridete. Perché quella domanda, ormai, non ha più nessuna risposta seria.

Vostro,
ancora a cavallo di un rosafante,
con un piede in ogni mondo
e nessun pregiudizio nelle tasche.

Maestroottanta

Tag: club privé consenso etica kinky feste private kinky molestie regole d'ingaggio swinger
Maestroottanta

Autore di KinkyItalia.

← Articolo precedente
Swinger Vs BDSM Parte 2
Nessun commento
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *