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Swinger Vs BDSM Parte 2

Maestroottanta · 31 Luglio 2026 · 13 min di lettura · 0 commenti ·

Premessa

Ciao amici. So che ho messo un po’ di tempo a buttare giù la seconda parte come avevo promesso, ma meglio tardi che mai. D’altra parte anch’io ho una vita, ho scritto altri articoli, e purtroppo devo pure lavorare per sopravvivere.

Quindi ripartiamo da dove ci eravamo lasciati l’altra volta.

Ma prima lasciate che vi racconti una cosa che mi è successa poco fa.

Ero a una serata swinger, in compagnia di amici che vengono dal BDSM. A un certo punto eravamo tutti quanti lì, intenti a fare sesso di gruppo — tutti insieme, senza troppe cerimonie.

E un amico swinger se ne esce con una battuta:

“Ma voi non eravate quelli che non fanno sesso?”

Ci ha fatto sorridere parecchio. Perché anche in un ambito più swinger, quel gruppo identificato come “i BDSM” veniva visto come quelli che sostanzialmente non scopano — e i fatti, lì davanti, lo smentivano in modo abbastanza palese.

Ma ci ha fatto sorridere tutti anche per un altro motivo. Perché ogni tanto ci accorgiamo che pure noi, che ci definiamo persone libere mentalmente e non giudicanti, corriamo dietro a grandi luoghi comuni che siamo noi stessi a creare.

Nessuno è immune dai pregiudizi. Nemmeno quelli che si vantano di non averne.

Dove eravamo rimasti

Nella prima parte ho provato a smontare la frase che più mi fa venire l’orticaria: quella per cui “gli swinger non hanno il consenso”.

E ci tengo a ribadire bene il punto, perché è quello che più spesso viene frainteso: non ho scritto che tra i due mondi ci siano differenze reali sul consenso. Il consenso c’è, di qua e di là. Senza quello non c’è gioco: c’è violenza.

La differenza sta nell’approccio. Nel modo in cui quel consenso viene chiesto, viene dato, viene ceduto. Quella cosa che ho chiamato regole d’ingaggio.

Non è il sì a cambiare tra i due mondi. È il modo in cui te lo chiedono.

E se voglio ripartire proprio da lì, è per una ragione precisa. Nella Parte 1 avevo scritto anche un’altra cosa: che questa roba è in divenire, che quello che era vero vent’anni fa non è detto sia vero oggi. Ecco. Più vado avanti, più continuo a frequentare entrambi gli ambienti, e più mi rendo conto di quanto quella frase sia diventata vera. Molto più di quanto immaginassi quando l’ho scritta.

Allora facciamo così: prima vi racconto brevemente come sono cambiati i due mondi. Poi vi dico cosa ho capito.

Come è cambiato il BDSM in vent’anni

Le coppie monogame, ovvero: la comunità

Quando sono entrato davvero nell’ambiente, tra il 2004 e il 2005, la prima cosa che mi balzò all’occhio non fu una pratica né un protocollo. Fu una stranezza sociologica: quante coppie monogame c’erano.

Personalmente venivo dallo scambismo, e in un ambito come quello bdsm, non mi aspettavo di certo quella chiusura.

Coppie chiuse, che non cercavano nessun altro con cui giocare, e che però frequentavano assiduamente l’ambiente. Munch e party.

Io, che venivo dai club, non riuscivo a capacitarmene. Me lo chiedevo davvero: se siete monogami e non giocate con terzi, che ci venite a fare? Nel mondo da cui arrivavo la domanda non aveva nemmeno senso — si va per incontrare gli altri, punto.

Ci ho messo un po’ a capire. E le risposte, col tempo, sono state fondamentalmente tre.

Alcuni venivano per l’esibizionismo. Giocavano tra loro, ma davanti agli altri: qui il farsi guardare era la parte principale della loro trasgressione di coppia.

Alcuni venivano per il gioco di ruolo. Serviva la cornice, il contesto, la scenografia. Cose che a casa non hai. Magari il gioco con altri ma senza contatto, più un recitare tutti insieme un bel Roleplay.

E alcuni, in realtà, con i terzi ci giocavano eccome. Solo che lo facevano in modo discreto, attento, misurato. Molto meno plateale di uno swinger. Spesso prendevano contatti alle feste per poi giocare privatamente e lontano dal gossip dell’ambiente.

Ma al netto di questi tre aspetti, la risposta vera, quella che ho capito solo dopo anni, era un’altra, e le comprendeva tutte:

Venivano per la comunità. Perché il BDSM una comunità ce l’aveva. Lo swinger no.

Ed è questa, molto più delle pratiche, la grande differenza che ho sempre riscontrato tra i due mondi. Lo swinger andava in un posto. Il BDSMer apparteneva a qualcosa.

Lo sdoganamento: da SM a “famolo strano”

Poi è arrivato lo sdoganamento, e le cose hanno cominciato a muoversi.

Si sono avvicinate persone nuove, quello che prima si chiamava SM, poi BDSM, negli ultimi anni è diventato kinky — che in italiano, se vogliamo tradurlo onestamente, suona più o meno come “famolo strano”. Un cappello larghissimo, sotto cui ci sta un po’ di tutto.

E il cappello largo ha cambiato la gente che ci sta sotto.

Fino al 2010 circa — diciamo dal 2006, 2007, 2008, fin lì — nell’ambiente c’era soprattutto role play. Grandissima importanza data ai ruoli. Dinamiche di collare. D/s di appartenenza. Era quello il centro di gravità permanente che non spostava le idee della gente…

Negli anni successivi, e soprattutto nella fascia più giovane, ho visto molti cambiamenti.

Sono esplosi gli switch. Gente legata molto meno alla parte D/s e molto più alla parte edonistica del gioco.

Prima gli switch erano come li definisce mia moglie che lo è: “Bestie strane”, considerati eterni indecisi, che invece, negli anni, sono diventati maggioranza e con meno strani pregiudizi sulle spalle.

Hanno cominciato ad arrivare le singole oltre ai singoli che erano già presenti, ragazze e ragazzi, spesso giovanissimi che si affacciano all’ambiente per conto proprio — cosa che vent’anni fa era rarissima.

Sono arrivate le coppie swinger. Parecchie coppie che erano prettamente scambiste, hanno iniziato a sperimentare anche dinamiche BDSM con grande passione e soddisfazione.

Il risultato è che dentro l’ambiente BDSM — almeno in una sua fetta — è cresciuta enormemente la componente libertina. Gente che gioca con più persone, per aperture poliamorose, per libertà sessuale, per un superamento del concetto di master/slave e del D/s puro come unico modello possibile.

Detto in parole povere: alle feste BDSM di oggi si vede molta più promiscuità di quanta se ne vedesse vent’anni fa.

Diventare quello che si odia

E infatti oggi, a una serata BDSM, capita tranquillamente di vedere sesso di gruppo.

O di vedere gente che per tutta la sera fa pratiche — corde, impatto, quello che vi pare — e poi, a una cert’ora, si infila nei camerini. In due. In tre. In quattro. E lì dentro il sesso diventa promiscuo come e più che in un club swinger.

Ora, questa cosa mi fa sorridere. Ma proprio tanto.

Perché molto spesso — e lo dico avendoli visti con questi occhi — quei soggetti lì sono gli stessi che fino a due ore prima dicevano “oddio, che schifo gli swinger”. Gli stessi che nella prima parte vi ho raccontato mentre arricciavano il naso. Poi a fine serata si chiudono in quattro o cinque e si fanno l’orgetta.

Diventano esattamente quello che odiano. E il più delle volte senza nemmeno accorgersene.

Perché alla fine si fanno le stesse cose. Solo dandogli nomi diversi e di conseguenza, si pensa sia differente, questo mi ricorda molto le signore anziane negli anni ottanta che giravano fiere con il loro collo di pelliccia di “lapin”…

Stessa cosa con nomi diversi? Non proprio

E però qui devo fermarmi e fare un distinguo, o una precisazione, se reputo vero quello che ho appena sostenuto, da l’altra parte, devo anche dire che questo non è sempre vero.

Non è solo una questione di nomi. Perché le due cose possono somigliarsi da fuori ed essere diverse dentro: a cambiare non è l’atto, ma l’approccio mentale con cui ci si arriva.

Allora la domanda vera è questa: qual è la somiglianza che poi, a livello psicologico, prende le distanze?

Due sub e un trio: identico, ma condotto diversamente

Il motore, spesso, è lo stesso. Alcune cose sono davvero molto simili. Quello che cambia è l’approccio al consenso — le regole d’ingaggio di cui vi parlavo — e l’approccio mentale a certe pratiche.

Vi faccio un esempio concreto. Parlo al maschile e in prima persona perché è il mio punto di vista, ma il discorso vale identico per qualunque combinazione: uomo-uomo, donna-donna, donna-uomo. Non è quello il punto.

Non è strano, in un ambiente BDSM, vedere un Master che fa giocare insieme due sub. E capita spessissimo che quelle due, mentre fanno giochi di tipo SM, finiscano per fare anche letteralmente sesso.

Ora: sul piano pratico, fattivo, materiale — che differenza c’è con un classico trio di ambiente swinger?

Nessuna. È la stessa identica cosa.

Solo che viene condotta in modo diverso. Perché lì c’è l’ordine. C’è il Master. C’è qualcuno che conduce il gioco. C’è uno scambio di potere per cui, c’è verticalità e di conseguenza, si è in qualche maniera portati a fare certi giochi, condotti.

E badate bene: questo succede eccome anche nell’ambiente swinger. Chi ha un’indole un po’ dominante fa esattamente la stessa cosa. C’è uno scambio di potere ma non è conscio. Avviene ma senza che noi ce ne accorgiamo.

Ed è lì che si crea il malinteso e anche un equivalente che però non viene riconosciuto.

La stessa identica cosa prende due volti diversi, solo perché è stata chiamata con due nomi diversi e la parte più swinger sostanzialmente non vede lo scambio di potere che c’è di fatto ma non riconosciuto.

Quando avviene la contrattazione

C’è dell’altro. Perché non cambia solo il nome: cambia anche il momento in cui avviene la contrattazione.

Nell’ambiente swinger, a differenza di quello BDSM di oggi, molto spesso le coppie sono coppie reali nella vita. Stanno insieme, vivono insieme. E questo cambia tutto, perché vuol dire che la contrattazione è già avvenuta a casa: nel quotidiano, nel raccontarsi le fantasie, nel dirsi cosa va bene e cosa no. Magari in mesi di discorsi. Una contrattazione atipica, spesso diluita nel tempo e mai ufficializzata.

Il risultato è che quando quella coppia arriva in un club o a una festa privata, ha già chiarissimo quello che cerca e quello che vuole.

Non vanno lì a parlarsi. Non vanno a dirsi chissà cosa per capire che cosa fare. Ci vanno con l’idea già pronta. Devono solo trovare le persone giuste con cui realizzarla, e sperare che quelle persone siano a loro volta interessate a loro.

Nel BDSM funziona quasi al contrario. Proprio perché c’è quella visione di comunità di cui vi dicevo, moltissima gente ai party e ai munch ci va per conoscere, per chiacchierare, per stare in mezzo agli altri. E poi capita che, parlando e contrattando, si finisca anche per giocare.

Non è che si vada a caso. Si va meno mirati alcune volte o da soli, ragione per cui, non c’è in essere nessuna contrattazione.

Lo swinger contratta a casa, nel quotidiano, nella propria intimità. Il BDSMer contratta una volta arrivato, in chat, in uno scambio di messaggi.

E attenzione, perché neanche qui la linea è netta: il singolo in ambiente swinger si comporta esattamente come un BDSMer. Va con l’idea di trovare una coppia con cui giocare, ma senza aver delineato prima nessun contatto. Va lì e vede che succede.

Perché nello swinger è più semplice

E poi c’è un secondo motivo, ancora più concreto: nello swinger la contrattazione è semplicemente più semplice.

Perché lì, sostanzialmente, non ci sono ruoli. Ci sono scelte di tipo sessuale, che è un’altra cosa.

La coppia che cerca un’altra coppia lo dice, e ha detto tutto. La donna bisex specifica quell’aspetto. Il singolo che cerca una coppia si avvicina e si presenta. Punto.

Non c’è il feticista. Non c’è lo slave. Non c’è lo switch. Non c’è il dominante. Non c’è tutto quell’incastro di situazioni che nel BDSM rende la contrattazione un mestiere — e non a caso ci ho scritto sopra un articolo intero.

Se io mi presento come bull, a me basta essere accettato: poi quello che devo fare è abbastanza semplice ed eloquente. Idem per le coppie: io coppia, cerco altra coppia, se ci si piace si finisce a letto. C’è poco da spiegare.

Non sto dicendo che lì si vada a braccio. Anche nello swinger ci sono piccole regole d’ingaggio: l’uso o meno del preservativo, si bacia o non si bacia, certi paletti che vengono messi ci sono eccome.

Ma sono di una complessità infinitamente minore rispetto a quella BDSM. E il motivo è sotto gli occhi di tutti: la quantità di pratiche, di attrezzature e di ruoli che nel BDSM esistono, e nello swinger no.

Nello swinger contratti il minimo indispensabile. Nel BDSM devi contrattare anche cosa ti si può fare, con cosa, fin dove, chi comanda, chi subisce, se puoi avere segni, se non li vuoi, quali pratiche, soft limits, hard limits, supercazzole varie… ci sono davvero tantissimi argomenti in più di cui si parla.

Questa sì che è una grossa differenza vera.

Quello che ci muove, però, è lo stesso

Tolte le differenze di cui vi ho parlato, resta una cosa che secondo me è la più importante di tutte: le ragioni per cui uno ci arriva sono le stesse.

Che tu finisca a fare lo scambista o che tu finisca nel BDSM, quello che ti ci porta è lo stesso identico materiale: il carattere dominante, la parte esibizionistica, la parte edonistica. Tutte cose che riguardano la sessualità a un livello profondo, e che non si sono mai fatte troppi problemi a scegliere l’etichetta sotto cui presentarsi.

Anzi, molto spesso in una stessa persona ci sono entrambe le cose.

Lo scambio di potere che non ha nome

Se in una coppia, c’è uno dominante e l’altro sottomesso, lo riconoscete al volo anche in una coppia swinger. C’è una dinamica di gestione del gioco che è lì, sotto gli occhi di tutti. Solo che nessuno la chiama D/s.

E perché non la chiama così? Non perché non ci sia. Perché non è codificata.

Ma lo scambio c’è eccome. Quando la donna — e parlo sempre donna-uomo per comodità, vale identico al contrario — dice all’uomo di condurre, di creare la situazione, di scegliere, quella donna sta cedendo potere. Sta facendo, di fatto, uno scambio di potere.

Nel BDSM lo chiameremmo con nome e cognome: classico D/s, power exchange. Nello swinger succede esattamente la stessa cosa, solo senza dargli un nome.

Il potere si scambia lo stesso, anche quando nessuno dei due sa di stare facendo uno scambio di potere.

Il cuckolding, anello mancante

E poi c’è tutto il mondo del cuckolding, che io ho sempre considerato a cavallo tra i due mondi.

Perché il cuckolding appartiene davvero sia al BDSM in senso stretto — c’è umiliazione, c’è dinamica di potere, c’è una regia — sia al mondo swinger, visto che di fatto la tua compagna fa sesso con un altro. E a seconda di come viene impostata la situazione, pende più da una parte o più dall’altra.

Per questo lo considero il vero anello mancante: perché dentro quel micro-mondo lì, sostanzialmente, c’è tutto. C’è la pratica swinger e c’è la dinamica BDSM, nello stesso identico gioco, con le stesse identiche persone.

E se qualcuno mi sa spiegare dove finisce l’uno e comincia l’altro, io sono tutt’orecchi.

Alla prossima puntata

Fin qui vi ho raccontato metà della storia: come è cambiato il BDSM, e quanto assomigli a un mondo che dice di disprezzare.

Ma mentre noi cambiavamo, dall’altra parte stava succedendo qualcosa di molto diverso. E, per certi aspetti, molto peggio.

Nella terza parte vi racconto come è cambiato il mondo swinger — perché credo che una sua metà si stia lentamente suicidando — e soprattutto qual è il nemico che i due ambienti hanno in comune senza essersene mai accorti.

Vostro,
ancora a cavallo di un rosafante,
con un piede in ogni mondo
e nessun pregiudizio nelle tasche.

Maestroottanta

Tag: consenso cuckolding dinamica D/s etica kinky kinky regole d'ingaggio scambio di potere sesso e bdsm swinger switch
Maestroottanta

Autore di KinkyItalia.

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