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Dal principio

Stella Cadente · 16 Luglio 2026 · 7 min di lettura · 0 commenti ·

Premessa

La prima volta che ho visto un qualcosa riferito al mondo BDSM avevo 14 anni. Nel 2013 era abitudine per i ragazzini e gli adolescenti navigare su Tumblr, quel social ha aperto un mondo per dei cervelli che non erano in grado di capire cosa significassero il piacere o il sesso.

Una gif con due donne, una sottomessa e una Mistress: la prima completamente nuda, i polsi legati dietro la schiena e le gambe aperte su una wand, tremolante in preda a un orgasmo, la seconda vestita con corsetto in latex che premeva sul vibratore, forse per aumentare la velocità. Una gif di circa tre secondi. Per me è stato come vedere il Santo Graal. La mia mano si era mossa da sola tra le mie gambe, inconsapevole di cosa stessi provando.

Da allora, avevo ricercato più volte delle scene simili, ogni volta che avevo l’occasione di stare da sola anche per 5 minuti: dapprima come semplici gif, perché nella mia ingenuità parevano meno peccaminose di interi video; con gli anni ho iniziato ad avere confidenza con i siti pornografici, le varie tipologie di video e quali fossero le mie preferenze. Il tutto, nella benedettissima modalità incognita del mio smartphone. Non avevo nemmeno il coraggio di lasciare le finestre di ricerca aperte, purtroppo mi era successo che i miei controllassero il mio smartphone di nascosto. Avevo racchiuso quel mondo proibito nel piccolo schermo nero e controllavo più volte allo specchio che il braccio destro non sembrasse più grosso del sinistro (la soluzione, avrei poi capito, era semplicemente usare entrambe le mani, a turno).

Mi perdonino i lettori se mi dilungo su questo episodio, l’intento dell’articolo non è certo parlare della mia vita privata. In qualche modo, però, credo che molte persone abbiano vissuto un’esperienza simile alla mia: questa è la vera intenzione del mio articolo.

Due esperienze in tre settimane

Ad oggi, dopo più di 10 anni da quella bellissima gif, io sono ancora in trappola nel perimetro di uno schermo. Ci ho provato a uscire fuori da quella cornice: ho partecipato a ben due munch e addirittura a un play-party privato. Se aggiungessi anche che il mio primo munch e il playparty si sono svolti nel giro di tre settimane circa, qualcuno tra voi lettori più esperti di questo mondo mi prenderebbe per pazza.

Perché sì, lo sono stata. Anni e anni senza dare mai voce a quello che provavo e a discutere di quello che avevo letto e studiato in libri, articoli e video (soprattutto video) e ho accumulato le due esperienze tra le più intense della mia vita in un arco di tempo troppo breve per essere vissute appieno.

Il mio primo munch

Nessuno, ad esempio, ti dice che al tuo primo munch hai la sensazione di voltastomaco e la testa ti gira mentre ti approcci al bar dell’evento, perché di fatto non sai chi o cosa aspettarti, e dopo mezz’ora ti ritrovi a un tavolo con altre dieci persone che discutono su quale strumento sia meglio tra un paddle e un flogger, con la tranquillità di chi parla del meteo o della prossima partita di Champions. Tu ti ritrovi lì, inerme, voltandoti spesso verso i tavoli di fianco con la paura che qualcuno possa sentirvi o verso la porta d’ingresso del bar, perché sai che qualcuno che ti conosce potrebbe entrare da un momento all’altro, vederti e chiederti: «Cosa ci fai qui con queste persone?».

Quindi ti alzi, con la scusa di voler fumare una sigaretta, ma a ruota ti seguono altri cinque o sei che continuano la discussione all’esterno e uno di loro a un certo punto dice: «Diciamo a turno un nostro kink che preferiamo più di tutti». Lo fa forse per coinvolgerti, perché per tutto il tempo non hai proferito parola se non: «Buonasera, io sono S.», o forse non se ne frega niente di te, fatto sta che quando arriva il tuo turno quasi perdi la voce e senti il sangue fluire velocemente al cervello, in quei due secondi in cui apri bocca e dici quello che vuoi dire senti la vista annebbiarti e il mondo attorno scompare. Il peggio è quando qualcuno commenta quello che hai detto: «Beh, non dà eccitazione sessuale a tutti»… e in quel momento vorresti sprofondare nel pavimento e non aprire più bocca; poi passi i due anni successivi a chiederti se intendesse sminuire quello che hai rivelato o se fosse una semplice constatazione, perché in effetti quello che hai detto non è così diffuso nemmeno in una community BDSM. Dentro di te sai di non averlo detto per far scena, è davvero uno dei kinks che ami di più, ma che ne sai di cosa può pensare l’altra persona? Sono strana, presuntuosa o una perla rara? Chissà!

Quello che nessuno racconta

La verità è che in questa community, fortunatamente, si dà molto peso alle questioni tecniche: come funziona la dinamica D/s (o M/s), come fare certi nodi, come maneggiare una frustra, i workshop, gli incontri, «Leggi questo libro se vuoi conoscere altre tecniche», la pubblicità dell’altro libro X Modi per punire un sottomesso. Fortunatamente, ripeto, la nostra community si muove affinché tutti siano informati sulle modalità e sulla sicurezza delle pratiche.

In tredici anni, tuttavia, non ho mai visto un solo articolo in cui si parlasse delle sensazioni confuse che provavo e provo tuttora. Di cosa significhi vivere tutto questo da spettatrice, quando hai dentro quel desiderio lancinante che scalpita e urla: «Voglio uscire!». Quando una parte di te sente che dovresti aprirti a queste esperienze, perché sa che è la cosa giusta per te, ma c’è quell’altra parte che dice: «No. Fermati. Non sei informata abbastanza. Non sei pronta abbastanza. Non sei abbastanza. Guardati. Che succede se fai questa cosa X e non sai come affrontarla? Fermati». Ti ripeti più volte che dovresti lasciar perdere, ma ci ritorni, ormai fa parte della tua quotidianità (nascosta), quindi ti consoli con quello che hai compreso nel tuo piccolo schermo e concludi che se fosse davvero per te, lo avresti già fatto. Il giorno dopo, il ciclo ricomincia e così i giorni, le settimane e i mesi a venire.

Io ci ho provato. Davvero. Anche da quello stesso schermo, ho interagito con moltissime persone online, mi sono iscritta a un famoso social per kinksters per poter avere degli incontri (e ci sono riuscita un paio di volte), ma ho dovuto abbandonarlo perché era troppo. Tutto è troppo per me, se non riesco nemmeno a respirare al solo pensiero. Chiunque mi conosca nella vita ‘vanilla’ mi definirebbe forte, razionale, molto determinata. Quando si tratta, però, di esplorare i miei desideri, quando devo dar conto per una volta di quello che io voglio e bramo, mi sento fuori posto. Inizio a costruire castelli di carte, cerco di tenere tutto sotto controllo come faccio sempre, con metodo e arguzia; cerco di prevenire le possibili conseguenze di questo o quello e faccio in modo che niente e nessuno possa andare oltre la difesa che ho costruito. Se ripenso a quelle poche esperienze che ho vissuto, provo solo imbarazzo per quello che ho fatto, perché mi dico che avrei potuto affrontarle meglio, avrei dovuto fare una X cosa invece della Y per me sbagliata.

Perché scrivo questo articolo

Tutto quello che posso fare, per ora, è scrivere questo articolo. Io so che c’è qualcun altro come me lì fuori che ha paura, che sta saltando da un sito all’altro e si ritrova sottomano questo articolo e pensa: «Non sono l’unico». Anche per firmare non posso espormi. Chiamatemi S., ma a chiunque ho avuto il piacere di conoscere in questo mondo così variegato e immenso mi sono presentata come Stella Cadente (lo so, è un po’ cringe) ed è con questo nome che chiudo la prima (spero) di tante riflessioni su questa rivista.

— Stella Cadente

Tag: dinamica D/s etica kinky munch prime esperienze sottomissione testimonianza
Stella Cadente

Autore di KinkyItalia.

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