La Negotiation: il Core del BDSM
Ovvero: perché senza contrattare non si va da nessuna parte — o peggio, si va dove non si voleva andare
C’è una parola inglese che nel mondo BDSM troppo spesso viene dimenticata o sottovalutata, a mio parere: negotiation — tradotta in italiano come contrattazione.
A volte compilata in fretta prima di una sessione, quasi mai capita davvero nella sua profondità.
Eppure è, senza mezzi termini, il cuore pulsante di qualsiasi relazione o gioco BDSM che si rispetti.
Non esagero.
Il BDSM nasce dalla contrattazione, si sostiene grazie alla contrattazione, e muore — o peggio, fa danni — quando essa manca o è fatta male.
La contrattazione è necessaria su tre fronti fondamentali: il consenso in primis — e analizzeremo il perché — ma è essenziale anche per tutto ciò che ruota attorno al Safe and Sane.
Desideri e limiti: due cose diverse, con peso diverso
La prima distinzione che faccio sempre, e che considero fondamentale, è quella tra ciò che si vuole e ciò che non si vuole.
Sembrano due facce della stessa medaglia.
Non lo sono.
I desideri — le fantasie, le pratiche che si vorrebbe esplorare, i “vorrei provare questo” — appartengono alla sfera del possibile, dell’auspicabile, di ciò che renderebbe l’esperienza più ricca.
I limiti — gli hard limits in primis, ma anche i soft limits — appartengono a una categoria completamente diversa: quella del non negoziabile, del confine che non si supera.
E qui arriva il punto che per me è centrale: dopo oltre vent’anni passati in questo mondo mi sono reso conto di una cosa.
Le conseguenze di un errore sui desideri e di un errore sui limiti non sono paragonabili.
Se un desiderio non viene realizzato, la persona rimane delusa. Delusa, punto.
Se un limite viene superato, si entra nel territorio della violazione del consenso — con tutto ciò che ne consegue in termini di trauma, rottura della fiducia, danni emotivi che a volte richiedono molto tempo per essere elaborati, fino ad arrivare a reati veri e propri.
Una delusione lascia delusi. Un abuso — anche involontario — lascia segni.
Ecco perché, nella mia pratica di dominante, do priorità assoluta alla cristallizzazione dei limiti.
Non perché i desideri non mi interessino — ci tornerò — ma perché sbagliare su un limite ha un costo categoricamente più alto.
Mi piace infatti parlare di “contrattazione in positivo” e di “contrattazione in negativo” — questi due termini sono personali, non li troverete nei testi della community.
Ma ci torneremo tra poco.
Il Dom che conduce e il Service Dom: due logiche di contrattazione
Analizziamo due figure di Dom che partono dalle stesse basi ma con un approccio che potremmo definire inverso.
Il modello del service Dom: il dominante che lavora essenzialmente su richiesta, che realizza le fantasie del sub, che costruisce la sessione attorno ai desideri esplicitati dall’altro.
C’è chi lo definisce un non-dominante, ma non è questo il punto — quello che mi interessa qui è l’approccio alla contrattazione.
Il service Dom parte in maniera prioritaria dalla “lista della spesa”, ovvero dall’elenco di desideri che la parte sottomessa vorrebbe veder realizzati.
Anche per lui i limiti sono inviolabili e vanno contrattualizzati, ma il centro di gravità della negoziazione ricade su ciò che deve andare a realizzare per l’altro.
L’altro modello — che è anche il mio — è quello della figura classica del Master/Dom. Come dicevo sopra, parto da una contrattazione in negativo: vado a capire in maniera precisa e puntuale i limiti, sia hard che soft, della persona sub, e poi conduco.
Scelgo io le pratiche, decido io dove portare la persona, gestisco io il ritmo e la direzione della sessione.
È un approccio che richiede fiducia totale da parte del sub — e quella fiducia si guadagna, tra le altre cose, dimostrando di sapere esattamente dove non si va.
Paradossalmente, proprio perché voglio libertà totale di manovra all’interno della sessione, ho bisogno che i paletti siano chiarissimi.
I limiti tracciano il recinto: dentro quel recinto mi muovo come voglio. Fuori, non si va. Punto.
Per spostare quei paletti serve una nuova contrattazione — dove viene espresso chiaramente il desiderio di superare certi limiti.
Che sia nel framework del CNC o in altri, poco importa: deve essere esplicito e concordato.
Questo non significa ignorare i desideri del sub — sarebbe miope oltre che sbagliato. Ma nella mia testa, e nel mio approccio alla contrattazione, la gerarchia è chiara:
prima i limiti, poi i desideri.
Attenzione al Dom egoista — o, come lo chiamo io, il Dom “a senso unico”
È una cattiva strategia, prima ancora che un cattivo modo di dominare.
Credo sia legato a un luogo comune, una fantasia diffusa soprattutto tra i neofiti: il dominante “puro” pensa solo a sé, impone la propria volontà e non si preoccupa granché della soddisfazione del sub.
Ricorda molto la nota pubblicità — “L’uomo che non deve chiedere mai…” — se avete più di quarant’anni ve la ricordate benissimo.
La realtà è più semplice, e al tempo stesso più interessante: una relazione D/s funziona se dà piacere a entrambi, se la soddisfazione è reciproca, un mutuo scambio.
Non necessariamente al cinquanta per cento — sarebbe utopistico — ma non può essere un flusso unidirezionale.
Una parte costantemente insoddisfatta, prima o poi, va via. O resta, ma con un livore che avvelena tutto e rende tossico il rapporto.
Ricordiamoci che stiamo contrattando un gioco, una relazione, una dinamica che deve nutrire entrambi i lati.
Il Dom che dimentica questo non è più dominante degli altri — è solo qualcuno che sta erodendo le fondamenta di qualcosa che potrebbe essere straordinario, e che mina una relazione destinata a fallire quando, magari, potrebbe essere bellissima da vivere.
Prendersi cura dei desideri del sub, quando è possibile e quando si sceglie di farlo, non è una debolezza.
È intelligenza relazionale.
C’è una zona grigia: quando l’abuso del consenso nasce dall’omissione
Ed eccoci al punto più delicato — e forse più importante — di tutto il discorso.
Nel BDSM, gli abusi veri e intenzionali esistono, e vanno chiamati con il loro nome. Ma esiste questa zona grigia, molto più frequente e molto meno discussa, in cui il confine del consenso viene superato senza cattive intenzioni — semplicemente per una contrattazione lacunosa, approssimativa, o del tutto assente.
Lo schema è sempre più o meno questo: io non ho chiesto, tu non hai detto, io pensavo fosse fattibile, e invece non lo era.
Non pensavo che questo fosse un tuo limite, o che ti procurasse disagio.
Qualche esempio pratico:
- Il dominante non ha negoziato bene i lividi, e lascia segni che il sub non voleva.
- Non si è parlato di una certa pratica, e il Dom dà per scontato che sia gradita.
- Si scivola in pratiche sessuali che uno dei due non aveva incluso nel perimetro concordato.
Si entra in un territorio che nessuno dei due ha esplicitamente escluso, ma che nessuno aveva neanche esplicitamente incluso.
Risultato: confusione, disagio, a volte qualcosa di peggio.
Non necessariamente un abuso nel senso più grave del termine, ma sicuramente una situazione che non avrebbe dovuto accadere — e che una buona contrattazione avrebbe evitato.
Il vuoto contrattuale non è neutro. Produce danni.
Una buona contrattazione aiuta anche a evitare situazioni che incidono, oltre che sul consenso, sul buon senso e sulla sicurezza.
Dichiarare o meno l’uso di strumenti igienici o contraccettivi, per esempio, è un modo concreto per rimanere nell’ambito di sicurezza e assennatezza che ogni sessione richiede.
Se decidiamo che ci sarà sesso penetrativo, contrattare o meno l’uso del preservativo prima — per quanto qualcuno, me compreso, lo darebbe per scontato — può evitare fraintendimenti spiacevolissimi.
Conclusione: contrattare è l’atto più BDSM che esista
Semplicemente perché è lo strumento preliminare a qualsiasi relazione D/s o sessione occasionale che si rispetti.
Non è una formalità, non è un documento da firmare e dimenticare, non è la checklist da compilare in dieci minuti prima di iniziare a giocare.
È il momento in cui si costruisce la fiducia.
In cui si tracciano i confini dentro cui tutto diventa possibile.
In cui si decide, insieme, cosa si è e cosa non si è disposti a fare.
Si esplora, si ragiona, ci si confronta in un ambito costruttivo.
Più è chiara la contrattazione, più solida è la relazione.
Più è lacunosa, più ci si espone — involontariamente — a superare confini che non andavano superati.
Nel prossimo articolo parleremo di come si conduce concretamente una contrattazione — strumenti, approcci, errori comuni e qualche consiglio da chi ne ha fatte tante, nel bene e nel male.
Perché la contrattazione cambia forma e si modula in base a ciò che si vuole fare: quella per una relazione D/s stabile, magari con la stesura di un protocollo, non è la stessa della negoziazione rapida prima di una sessione occasionale in una festa.
Ma questo non significa che non siano entrambe importanti — e che non seguano le stesse regole di fondo.
— Maestroottanta
Tanta stima.
Grazie mille