Premessa
Salve a tutti i miei lettori.
Qualche giorno fa, su Instagram, una persona mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’obesità e delle corde — se fosse possibile legare una persona obesa.
Non è la prima volta che mi arriva questa domanda, anzi: me l’hanno rivolta più volte, in contesti diversi, da persone diverse.
La risposta breve è sì, è fattibile. Io stesso l’ho fatto più volte.
Ma ci sono delle accortezze, e adesso andremo ad analizzarle punto per punto in base a quella che è la mia esperienza e il mio punto di vista.
Specificare in contrattazione
Come ho già scritto nel pezzo sulla “Contrattazione”, la contrattazione è il core del BDSM — non una formalità, non un preambolo da sbrigare. E proprio perché è il core, è lì che vanno messe sul tavolo tutte le caratteristiche fisiche della persona che si sta proponendo come sub.
L’obesità è solo il caso più visibile. Ma è un caso tra tanti.
Ci sono condizioni che non si vedono e che pesano esattamente quanto — a volte di più — di un corpo dalle forme generose.
Chi soffre di attacchi di panico.
Chi ha una spalla che sublussa spontaneamente.
Chi convive con un’ernia del disco, con problemi alla colonna, con altre patologie fisiche che in una scena sbagliata possono trasformare un gioco in un problema serio.
Tutte queste cose vanno dichiarate al proprio Dom in contrattazione.
Chi ci domina non è un medico, e non gli stiamo chiedendo una diagnosi: gli stiamo chiedendo di sapere, prima di agire sul nostro corpo, a cosa deve fare particolare attenzione.
Tornando alle corde
Per tornare al nostro discorso: sì, è assolutamente possibile legare un corpo obeso, ed è possibile legare un corpo non più giovane.
Ma vanno usate determinate accortezze — e la prima riguarda le sospensioni.
Le sospensioni su corpi pesanti non sono vietate in assoluto, ma alcuni tipi di sospensione diventano altamente rischiosi.
Non vi nego un’esperienza diretta.
Anni fa, con mia moglie, abbiamo sospeso una nostra amica che pesava 146 chili — quindi con una stazza importante.
È stato possibile, ma è stato necessario costruire la legatura in un modo molto specifico: il carico doveva poggiare sulla schiena, con passaggi di corde doppie, e soprattutto con più punti di sospensione che spezzassero il peso invece di concentrarlo.
Il motivo è elementare, anche se troppo spesso lo si dimentica: non puoi usare su un corpo di 140 chili gli stessi pochi punti di ancoraggio che useresti su un corpo di 50. Non è una questione di abilità del rigger, è una questione di fisica.
La pressione che si esercita su ogni singola corda, aumenta, quindi devi aumentare la superficie, ovvero usare più passaggi e più punti per diminuire il carico sul singolo punto.
Va visto anche dove far poggiare le corde, questo è importante, ci sono punti più resistenti ed altri più delicati, poi ci sono quelli che definirei forzati, come nel caso della sublussazione di una spalla, va da se, che lì non puoi mettere carico o trazioni.
E qui arriva il punto che molti praticanti saltano: non è solo una questione di peso, ed è ancora meno una questione di età. Puoi avere davanti una persona giovane, atleticamente preparata, con un fisico che sulla carta regge tutto — ma se quella persona ha una discopatia lombare, certe figure in sospensione che sollecitano quel tratto della schiena possono fare danni gravissimi. Gravissimi davvero, non “un fastidio il giorno dopo”.
I limiti del Dom, i limiti del corpo, la capacità di adattarsi
Qui serve fare una distinzione che troppo spesso viene saltata. Quando parliamo di “limiti” in una scena, stiamo in realtà parlando di due cose diverse, che vanno tenute separate e poi rimesse insieme con intelligenza.
I limiti tecnici del Dom. Un Dom può avere tutta la buona volontà del mondo, ma se non ha l’esperienza necessaria, legare un corpo fuori dagli standard — per peso, per età, per condizioni fisiche — può risultare estremamente difficile. E va detto con franchezza: non tutti i rigger sono pronti a gestire corpi molto diversi dal modello su cui si sono formati.
Il mio suggerimento, in questi casi, non è rinunciare ma cambiare registro. Invece di inseguire la figura complicata, la sospensione ambiziosa, la struttura spettacolare, lavora su:
- Nodi curati, sensoriali — la corda deve prima di tutto trasmettere emozioni.
- Legature a terra — dove il pavimento fa metà del lavoro e tu non stai combattendo la gravità.
- Passaggi che non creino compressioni né tensioni estreme — pochi punti critici, nessuna concentrazione di carico dove il corpo non la regge. Anche perchè il disconfort oltre un certo livello fa finire la sessione o da cattive vibrazioni al sub.
Si può fare una scena memorabile senza mai staccare il sub da terra. Lo dico da vecchia scuola: lo spettacolo non è la sospensione, lo spettacolo è nel trasmettere emozioni, anche chi assiste da spettatore lo percepisce.
I limiti soggettivi del corpo. Poi ci sono i limiti dell’altra persona — quelli di cui abbiamo parlato prima: le patologie, le fragilità articolari, le condizioni che quel corpo specifico si porta dietro. Questi non dipendono dalla tua tecnica: dipendono da chi hai davanti.
Ed è qui che sta il punto: i limiti tecnici e i limiti soggettivi non sono due liste separate. Vanno mixati. La scena reale vive nell’intersezione tra quello che tu sai fare e quello che quel corpo può reggere. Se uno dei due aspetti non funziona, la scena va ripensata — non forzata o non rinunciata.
Un Dom esperto con davanti un corpo fragile costruisce qualcosa che tiene conto della fragilità. Un Dom meno esperto con davanti un corpo molto particolare dovrebbe avere l’onestà di dire: questa cosa, oggi, come la immagino io, non la so fare in sicurezza — e deve adattare la scena.
La responsabilità è di entrambi
Devo fare una confessione da vecchia guardia: io ho sempre dato la responsabilità principale al Dom. È lui che conduce, è lui che agisce sul corpo dell’altro, è lui che deve chiedere. Questa è la mia impostazione, e non la rinnego.
Ma sarebbe disonesto fermarmi qui.
Perché la verità è che in questo terreno specifico — quello delle condizioni fisiche, delle patologie, delle fragilità che il corpo si porta dentro — il sub ha una responsabilità pari a quella del Dom. Non inferiore. Pari.
Non possiamo delegare tutto al dominante. Il Dom può chiedere nel modo più scrupoloso del mondo, ma se il sub omette, mente, minimizza o “non ci pensa sul momento”, nessuna contrattazione al mondo può salvare la scena. Il Dom lavora sulle informazioni che riceve: se le informazioni sono incomplete, anche la miglior tecnica diventa cieca.
Quindi sì: il Dom deve chiedere, ma il sub deve dire. Non può omettere. Non può tacere una discopatia, una spalla instabile, un attacco di panico ricorrente, una patologia cardiaca, perché “tanto poi vediamo” o perché “non volevo rovinare il momento”.
E qui va detta una cosa che a volte si fatica ad ammettere nella scena: il primo a essere messo in pericolo dall’omissione del sub è il sub stesso. Non il Dom, non la sessione, non la serata. Lui. Il suo corpo. La sua salute.
Tacere una condizione fisica al proprio Dom non è pudore, non è discrezione, non è “non voler disturbare”. È mettersi in pericolo con le proprie mani — e mettere in una posizione impossibile anche chi ha scelto di prendersi cura di te in quella sessione.
Per chiudere
Voglio ricordarvi una cosa sola, ma voglio ricordarla bene.
Il gioco è bello — e deve restare bello. Ma deve essere fatto in sicurezza, perché quello che stiamo cercando qui dentro sono belle sensazioni, emozioni forti, esperienze che restano. Non incidenti.
Nessuno di noi vuole finire al 118. Nessuno di noi vuole portarsi a casa un danno fisico che poi diventa un problema serio, di quelli che si trascinano per mesi o per anni. Ed è proprio per questo che certe premesse, certi limiti, vanno rispettati — non perché ce lo dice un regolamento, ma perché ce lo dice il buon senso.
Faccio un esempio semplice. Io amerei scalare l’Everest ma non ne sono capace, e quindi mi limito a fare le mie piccole escursioni in collina — e mi diverto lo stesso, anzi, mi diverto davvero. Nel BDSM funziona esattamente così.
Ognuno deve essere conscio dei propri limiti — sia da dominante che da sottomesso. Si può giocare a vent’anni, si può giocare a cinquanta, si può giocare a ottanta, novanta, cento. Si può giocare anche se non abbiamo un fisico perfetto, anche se ci portiamo dietro qualche problema di salute, anche se il corpo non è più quello di una volta. Ma dobbiamo farci i conti. Dobbiamo regolare il gioco sulle nostre condizioni psicofisiche reali, non su quelle che vorremmo avere.
Non si azzarda. Non in questo terreno. Perché qui “azzardare” non significa una scena venuta male — significa farsi male davvero.
Il BDSM comporta sempre dei rischi, siamo sempre potenzialmente soggetti agli incidenti, ma a volte, sembra che ce li cerchiamo, alcuni rischi sono evidenti e correrli diventa profondamente stupido.
Il BDSMer serio è quello che sa guardare il corpo concreto che ha davanti — il proprio e quello dell’altro — e costruisce la scena a partire da lì.
Quindi per oggi vi saluto e vi auguro buon gioco a tutti,
— Maestroottanta